Papa Giovanni XVIII

141° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 1004 al 1009
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Giovanni XVIII, nato Giovanni Fasano o Carminati (Roma, ... – Roma, giugno/luglio 1009), è stato il 141º papa della Chiesa cattolica dal gennaio 1004 al giugno/luglio 1009, quando forse rinunciò all'ufficio di Romano Pontefice.

Papa Giovanni XVIII
141º papa della Chiesa cattolica
Elezione25 dicembre 1003
Insediamentogennaio 1004
Fine pontificatogiugno/luglio 1009
Predecessorepapa Giovanni XVII
Successorepapa Sergio IV
 
NomeGiovanni Fasano o Carminati[1]
NascitaRoma, ?
MorteRoma, giugno/luglio 1009

Biografia

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Origini e carriera ecclesiastica

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Tradizionalmente ritenuto figlio del presbitero Orso Fasani e di Stefania[2], dell'educazione e della carriera ecclesiastica del romano Giovanni Fasani di Porta Metronia[3] si hanno scarsissime notizie. Le fonti medievali[4] riportano che fu cardinale presbitero di San Pietro, titolo cardinalizio da sempre inesistente e che Salvador Miranda ha cercato di individuare piuttosto in San Pietro in Vincoli[5], ma essendo apocrife e non coeve al pontificato di Giovanni, si possono considerare spurie.

Pontificato

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Elezione

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Fu eletto per volere di Giovanni Crescenzi III, esponente della famiglia più potente della città[6], il giorno di Natale[3][7] e fu consacrato il mese successivo[8].

Governo della Chiesa

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Giovanni non fu una semplice creatura del patrizio romano Giovanni Crescenzi; dagli scarsi documenti rimastici pare, anzi, che abbia cercato di prendere misure energiche per molte questioni della Chiesa[3]. Tra gli atti più significativi fu la ripresa dell'azione evangelizzatrice iniziata da Gregorio V e da Silvestro II: Giovanni XVIII inviò, infatti, san Bruno di Querfurt tra gli Slavi e in Russia perché continuasse l'opera di conversione al cristianesimo[8].

Relazioni con Costantinopoli
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In primo luogo, Giovanni dipanò i dissidi tra le Chiese di Roma e Costantinopoli, interrotti già dai tempi dell'antipapa Bonifacio VII: sotto il suo pontificato, infatti, il Patriarca Sergio II (999-1019) reinserì il nome del Papa fra i Sacri Dittici[3][8].

La Chiesa tedesca
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Sul fronte europeo, Giovanni ottenne dal nuovo re di Germania Enrico II (1003-1024) il ripristino della sede di Merseburg che Benedetto VII circa trent'anni prima aveva soppresso e che Gregorio V, senza successo, aveva cercato di ristabilire[3]. Nel 1007 concesse a Enrico II il permesso di fondare la sede di Bamberga (Baviera)[9], sede che l'imperatore voleva farne sia una base per l'azione evangelizzatrice presso gli immigrati slavi sia un centro politico sul Meno superiore[10]. Questa nuova sede fu resa, da Giovanni XVIII, suffraganea di Magonza anziché di Erbipoli (Würzburg), come avrebbe voluto il vescovo di quest'ultima, e passata sotto diretta protezione papale[11].

La Chiesa di Francia
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Nel tardo 1007, quando seppe che i vescovi Léotheric di Sens († 1032) e Folco di Orléans († 1012) avevano minacciato i privilegi di esenzione dell'Abbazia di Fleury ordinando all'abate Gauzlin († 1030) d'ignorare le relative bolle papali, Giovanni li convocò perentoriamente a Roma minacciandoli di scomunica; avvertì anche il re Roberto II di Francia che avrebbe colpito d'interdetto l'intero regno se essi non si fossero presentati[3].

Altri provvedimenti
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Seguendo l'esempio di papa Giovanni XV, Giovanni XVIII, verso la metà del 1004, canonizzò solennemente cinque martiri polacchi: Benedetto, Giovanni, Isacco, Matteo e Cristiano. Inoltre conferì il pallio agli arcivescovi di Treviri, Meingaud o Megingod, e di Canterbury, Elfeg o Alphege († 1012) (successore di Sant'Alfrico)[3].

Relazioni con i regni cristiani

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Nel frattempo, il re di Germania Enrico II, dopo aver sconfitto Arduino d'Ivrea, fu Incoronato, il 14 maggio del 1004, Re d'Italia a Pavia dall'arcivescovo di Milano Arnolfo II[12]. Il cronista Tietmaro di Merseburgo (975-1018) segnala che Giovanni desiderava molto che Enrico II venisse a Roma, ma Giovanni Crescenzi III si oppose in ogni modo. Il patrizio non viene citato esplicitamente, ma sotto l'espressione diversorum reluctatione hostium si può nascondere proprio Giovanni Crescenzi[3]:

(LA)

«Ab omnibus hiis sacerdotibus summis adventus regis admodum desideratur, sed diversorum reluctatione hostium diu tardatur.»

(IT)

«Da tutti questi sommi sacerdoti [i papi] l'arrivo del re era desiderato allo stesso modo, ma fu tardato a lungo a causa della riluttanza di diversi nemici.»

Fine del pontificato

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Dopo cinque anni e mezzo di pontificato, a giugno, forse abdicò: dopo essersi ritirato nel monastero della Basilica di San Paolo fuori le mura, vi morì non molto tempo dopo. Questa versione storica compare però solo in due fonti tedesche medioevali, la Chronica sive Historia de duabus civitatibus di Ottone di Frisinga e la Historia pontificum Romanorum, mentre non ne è fatta menzione in alcuna fonte dell'epoca[3]. La causa sarebbe stato il riavvicinamento a Bisanzio da parte del Papa, cosa che Giovanni Crescenzi non avrebbe accolto con favore e costringendo il papa a rinunciare al suo ministero[13].

Proprio per la mancanza di fonti sufficienti a considerare la deposizione spontanea di Giovanni XVIII dal suo Ufficio, si tende a considerare quest'informazione spuria[3][6] e a ritenere che Giovanni sia morto nelle sue funzioni tra il giugno e il luglio del 1009[7][14]. Non si sa esattamente se sia stato sepolto nella Basilica del Laterano o in quella di San Paolo[14].

  1. ^ Stemmi e Gonfaloni. Carminati, su stemmi.vallebrembana.org. URL consultato il 27 febbraio 2018 (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2017).
  2. ^ Così emerge dalla prima delle versioni del Liber pontificalis, p. 266
  3. ^ a b c d e f g h i j Sennis.
  4. ^ Sennis:

    «La notizia...è infatti riportata da due sole fonti, entrambe di area tedesca: una versione (quella tràdita dal ms. XIII. 774 della Biblioteca di Hannover, confezionato tra il 1165 e il 1167 nel monastero dei SS. Ulrico e Afra ad Augusta) del catalogo di pontefici, re e imperatori, inserito dopo l'explicit del VII libro della cronaca di Ottone di Frisinga, e l'anonima Historia pontificum Romanorum (o Anonimus Zwetlensis) composta sul finire del XII secolo nella diocesi di Salisburgo.»

  5. ^ Miranda.
  6. ^ a b Moroni, p. 58.
  7. ^ a b Giovanni XVIII, su w2.vatican.va, vatican.va. URL consultato il 13 novembre 2015.
  8. ^ a b c Rendina, p. 358.
  9. ^ Acta pontificia Joannis XVIII, Ep.X, p. 1487.
  10. ^ Sennis:

    «Il nuovo vescovato era parte di una strategia regia di espansione e controllo territoriale. Nelle intenzioni del sovrano doveva infatti essere base per l'evangelizzazione degli Slavi e centro di pressione politica nell'alta valle del Meno.»

  11. ^ Acta pontificia Joannis XVIII, p. 1488:
    (LA)

    «Sit ille episcopatus liber et ab omni potestate extranea securus, Romano tantummodo mundiburdio subditus [...] Sit tamen idem suo metropolitano [archiepiscopo Moguntino] subjectus atque obediens.»

    (IT)

    «Sia quell'episcopato libero e al sicuro da ogni autorità estranea, e sia solamente suddito alla sede di Roma che ne è il difensore [...] Tuttavia [il vescovo] medesimo sia sottomesso e obbediente al suo arcivescovo metropolitano di Magonza.»

  12. ^ Soranzo.
  13. ^ Sennis:

    «La politica di sostanziale accordo tra [Giovanni] e l'imperatore ha fatto ritenere che egli, caduto per questo in disgrazia agli occhi del patricius Giovanni, fosse deposto e costretto a farsi monaco a S. Paolo fuori le Mura, ove sarebbe morto tra giugno e luglio 1009.»

  14. ^ a b (EN) Salvador Miranda, Fasano, su fiu.edu – The Cardinals of the Holy Roman Church, Florida International University.

Bibliografia

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Antiche
Moderne

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN48755317 · ISNI (EN0000 0001 1477 2288 · BAV 495/45995 · CERL cnp00166341 · ULAN (EN500355757 · LCCN (ENnb2007019587 · GND (DE100950167 · J9U (ENHE987007397420705171